Le dimensioni contano

Un utile strumento di misura

Un utile strumento di misura

Lungo o corto?
Sottile o grosso?

Sono le domande che tormentano l’umanità. Stiamo parlando, ovviamente, di libri e di lettura. Quindi del confronto tra la narrativa breve e quella lunga, tra racconti e romanzi. Si tratta di una tematica non proprio recente: nel corso degli anni diversi autori hanno mostrato di privilegiare l’una o l’altra forma, sentendosi più a loro agio con la dinamicità del racconto oppure con l’approfondimento del romanzo. Con lo sviluppo del mercato digitale questo aspetto è emerso ancora di più, dato che il mondo 2.0 permette agli autori di proporre al pubblico della narrativa che, in ambito cartaceo, troverebbe difficile collocazione, come sono, appunto, i racconti brevi.

In cartaceo l’unico senso del racconto è quello di stare al fianco di suoi simili, in una raccolta o in un’antologia, o comunque in un’altra forma che conti al suo interno più racconti diversi. Con le spese legate a questo tipo di pubblicazione, la proposta di un singolo racconto, sia esso autoconclusivo oppure parte di una serie, è fuori discussione. Viceversa il digitale abbatte i costi e permette quindi di presentare anche opere di narrativa dal taglio più contenuto. Non stupisce quindi il trovare, negli store online, numerosi autori indipendenti o case editrici che vendono in formato eBook opere brevi, storie dall’impatto immediato, studiate per essere lette nei ritagli di tempo, nelle pause della vita frenetica di tutti i giorni. Racconti a sé stanti oppure strutturati come una serie, da far uscire con cadenze periodiche. Insomma, il digitale ha consentito l’affermazione di una nuova fetta di mercato.

Romanzi e racconti entrano quindi in competizione tra loro, forme diverse di narrativa che richiedono l’attenzione dell’acquirente e quindi del lettore. C’è chi ha preferenze per l’uno o per l’altro, prediligendo l’incisività dell’opera breve oppure il coinvolgimento e l’affezionarsi ai personaggi propri di quella lunga. C’è chi legge indifferentemente entrambi, sapendo che è la storia quella che conta. C’è chi ne vorrebbe sempre di più, sia che abbia letto un racconto di quaranta pagine o un romanzo di settecento. In ogni caso il bello del mercato degli eBook sta proprio nella possibilità di poter accontentare tutti, indiscriminatamente, dato che la scelta è ampia e variegata, e acquistare un prodotto non significa dover escludere l’acquisto di un altro.

Ecco un libro grosso

Ecco un libro grosso

A questa varietà di elementi, di per sé positiva, contribuisce chi inquina il mercato giocando coi prezzi di vendita. Nei portali di acquisto degli eBook troverete racconti di venti pagine venduti a prezzi eccessivi, come se fossero tomi di quattrocento, ma anche volumi di seicento pagine al prezzo che andrebbe bene per una storia di trenta. A quel punto si evidenziano due problematiche. Da una parte il valore del romanzo viene svalutato, abbassandolo e facendo in effetti concorrenza sleale verso chi cerca di vendere al prezzo onesto, basato sul lavoro e l’impegno necessari e sulle collaborazioni richieste con gli altri professionisti per la definizione del prodotto finale. Dall’altra il formato del racconto ne esce doppiamente mortificato: nella sua fascia di prezzo si ritrova a competere con un prodotto a lui differente e, probabilmente, preferito dai clienti in quanto più voluminoso, mentre nella fascia dei romanzi si ritrova a essere venduto a un prezzo eccessivo, per cui difficilmente qualcuno pagherebbe.

Se il digitale ha permesso la coesistenza delle due tipologie di narrative, facilitando l’appagamento delle esigenze dei lettori più disparati, è anche vero che la situazione attuale è torbida e caotica, e questo si ripercuote in maniera negativa tanto sugli autori, che vogliono riuscire a vendere onestamente, tanto sui lettori, che devono confrontarsi con un mercato squilibrato, non avendo a disposizione la situazione corretta per valutare i due prodotti e quindi il relativo acquisto. Le dimensioni contano? Direi di no, alla fine, ma conta sicuramente che le dimensioni vengano percepite come dovrebbero, senza stravolgimenti atti a favorirne una rispetto all’altra.

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