La spontaneità della scrittura

Organizzazione e controllo

Organizzazione e controllo

Oggi parliamo di spontaneità. O meglio, della sua assenza. Si tratta di un tema che torna ciclicamente, quando si parla di scrittura. Del resto tocca anche alcuni aspetti trattati nell’ultimo articolo. Eppure, nonostante sia un argomento piuttosto dibattuto, continua a esserci parecchia confusione.

La scrittura è un atto spontaneo, immediato e naturale, oppure no? L’atto di sedersi alla scrivania, impugnare la penna – o aprire il word processor – è da intendersi come un’azione che nasce esclusivamente dalla spinta dell’ispirazione, dell’emotività dell’autore, oppure affonda le sue radici in qualcosa di più pratico e meno spirituale? C’è di sicuro, e non lo nego, una parte della scrittura che ha a che fare con l’interiorità dello scrittore, ma a mio avviso non è certamente quella preponderante, né la responsabile della nascita della scrittura stessa.

Non sono le muse o i demoni interiori da esorcizzare, a dare vita alla scrittura. L’atto nasce dalla mente dell’autore, dalla sua forza di volontà, dalla sua voglia di applicarsi e dalla dedizione che applica a questo aspetto della sua esistenza. Scrivere è un lavoro, faticoso e complesso, per quanto possa piacere e dare gratificazioni. E, come tutti i lavori, non esce mai spontaneo, cristallino, puro, ma attraversa dure fasi. Fasi in cui lo scrittore deve allenarsi, imporsi di scrivere anche quando non ne ha voglia, quando la giornata è già ricca di altri impegni, mettere il culo sulla sedia e mantenere un ritmo di parole o battute. L’ispirazione iniziale può essere anche spontanea, incontrollata, ma tutto il resto passa necessariamente attraverso l’organizzazione autoriale. Quando ci si mette a scrivere si segue un proprio ordine, uno schema, un programma per mantenere gli impegni previsti.

Uno scrittore che deve ancora esorcizzare i suoi demoni

Uno scrittore che deve ancora esorcizzare i suoi demoni interiori

Per continuare a scrivere, farla diventare un’abitudine giornaliera o quasi, occorre costanza e disciplina, elementi ben distanti dalle creature che sembrano risiedere, a detta di alcuni, dentro gli scrittori. L’unico vero demone da esorcizzare è la pigrizia, e il solo modo per farlo è mettersi a scrivere tanto e spesso, anche quando si crede di non averne voglia, di non potercela fare, di non essere ispirato. Non c’è bisogno che arrivi una musa a sussurrarci all’orecchio cosa scrivere, tutto parte dalla nostra volontà e dalla determinazione che ci guida nell’approcciarci alle nostre idee. Se anche ci sovvengono le intuizioni più interessanti, affascinanti e coinvolgenti, non otteniamo nulla a lasciarle ammuffire su un quaderno di appunti.

La scrittura non è mai spontanea, ma deriva sempre da una qualche forma di auto-controllo e imposizione da parte dell’autore. Scrivere oggi, domani e il giorno dopo ancora, per tenere in allenamento una qualità che altrimenti decadrebbe velocemente a livelli bassi.

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2 pensieri su “La spontaneità della scrittura

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