L’IVA per gli eBook

e-Reading

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È l’argomento del mese, il più chiacchierato tra scrittori e lettori. Non potevo non parlarne anch’io, visto che ricado in entrambe le categorie. Si tratta della questione sull’IVA per gli eBook, tema spinoso e controverso. Prima di tutto un riassunto delle puntate precedenti:

  • Libri cartacei ed eBook erano regolamentati secondo aliquote IVA differenti: 4% per i cartacei, 22% per gli eBook, in accordo con la normativa europea (Direttiva 2006/112/CE);
  • Una grossa campagna sociale e politica, unlibroèunlibro, viene portata avanti per equiparare le percentuali dei due casi, dato che, al di là del formato, è il contenuto a fare un libro. Da sottolineare, per dovere di cronaca, che la campagna e il sito web associato sono della Ediser s.r.l., una società di servizi della AIE, Associazione Italiana Editori;
  • Nella Legge di Stabilità del 2015, in vigore dal 1° gennaio, per opera di Dario Franceschini, attuale Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, viene inserito un emendamento che equipara le due imposte per cartacei ed eBook, in controtendenza con le disposizioni comunitarie, ma in maniera analoga a quanto già fatto da Francia e Lussemburgo.

Tuttavia, c’è un “ma”. Del resto se non ci fosse un “ma”, la cosa si risolverebbe molto semplicemente tra gli abbracci generali.

Per approfondire occorre verificare quello che il testo della legge effettivamente dice. Il comma di interesse, nella lunga Legge di Stabilità, è il 667, che recita:

667. Ai fini dell’applicazione della tabella A, parte II, numero 18), allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, sono da considerare libri tutte le pubblicazioni identificate da codice ISBN e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronica.

La Tabella A del decreto del Presidente della Repubblica del 26/10/1972 n° 633, nella parte II al numero 18, indica i libri (e altri prodotti simili) come beneficiari dell’IVA ridotta. Grazie al comma 667 la categoria di prodotti elencati nel numero 18 viene ampliata includendo gli eBook, ma solo se dispongono di un codice ISBN.

L’ISBN (International Standard Book Number) è un codice che identifica univocamente e a livello internazionale una specifica versione di un libro. È nato dall’esigenza di catalogare i libri, ed è ancora quello il suo principale scopo. La cosa importante da sottolineare, sempre per dovere di cronaca, è che il codice ISBN non è obbligatorio, come si può leggere dalle FAQ del sito isbn.it. Si tratta di uno standard riconosciuto a livello internazionale ed è sicuramente utile nella gestione dei canali di distribuzione dei libri, ma non è obbligatorio. Se non è obbligatorio, mi pare incoerente indicarlo come strumento per definire il concetto stesso di libro. L’ISBN è uno strumento – uno dei possibili – per manipolare l’oggetto-libro, per gestire la sua esistenza, ma non per specificarla. A specificare l’esistenza del libro è, come abbiamo detto, ciò che esso contiene.

Questione di percentuali

Questione di percentuali

Questo aspetto è valido per i libri in formato cartaceo, ma diventa ancor più valido per quelli in formato elettronico. Secondo la legge italiana un eBook è un libro solamente se possiede un codice ISBN: prima la diatriba verteva sul formato, dato che doveva essere il contenuto a rappresentare il concetto di libro, ma adesso la questione si è spostata su una serie di numeri. In definitiva non è ancora il contenuto a fare il libro.

Questa situazione ha un impatto del tutto irrilevante sulle case editrici. Dato che i libri editi dispongono di ISBN, la modifica all’IVA è applicata agli eBook pubblicati dagli editori. Del resto la campagna unlibroèunlibro era stata avviata dagli editori stessi. L’abbassamento dell’IVA sugli eBook editi dal 22% al 4% dovrebbe comportare un abbassamento dei prezzi, cosa che al momento non è ancora avvenuta, come mostra un’indagine condotta dal sito DDay e pubblicata il 4 gennaio. Alla data del 12 gennaio la situazione non è ancora cambiata, al punto che il sito altroconsumo ha effettuato una segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Insomma, al momento l’abbassamento dell’IVA sugli eBook editi va a finire tutto in tasca agli editori.

L’utilizzo dell’ISBN come metodo per la definizione di un libro in formato elettronico invece impatta maggiormente sul mondo della scrittura indipendente. Per uno scrittore che ha scelto la strada del selfpublishing le opzioni sono essenzialmente tre:

  1. Avere l’IVA sui propri eBook al 22%;
  2. Acquistare codici ISBN a un prezzo non proprio modico;
  3. Affidarsi a canali che forniscono a loro volta l’ISBN.
Questi sono libri

Questi sono libri

Gli ultimi due punti sottolineano, a mio avviso, l’assurdità nel voler utilizzare l’ISBN come definizione dell’oggetto-libro. Se un libro è tale, deve esserlo a prescindere dall’acquisizione, sia a pagamento che gratuita, di un codice da parte di un soggetto terzo. Se una persona scrive un romanzo, un saggio o un manuale, il suo lavoro è già di per sé un libro, senza che debba esserci un codice numerico a certificare quel prodotto. Certamente non ci sono problemi a ottenere, in un modo o nell’altro, il benedetto ISBN, ma il problema principale è concettuale. Ricordiamo che è il contenuto a fare il libro, non il formato né altro.

La legge italiana quindi da un lato cerca di portare innovazione rispetto alla direttiva europea, ancora legata alla definizione dell’eBook come servizio elettronico, dall’altro è parziale. Manca una conoscenza attenta del fenomeno eBook nella sua interezza, delle sue dinamiche, delle sue peculiarità. Manca una fetta dell’editoria digitale, rappresentata dalle autoproduzioni. Manca, soprattutto a livello comunitario, una definizione univoca di libro, scevra di contraddizioni e che valga per tutti i libri, non solo per alcuni.

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13 pensieri su “L’IVA per gli eBook

  1. Il discorso sul codice ISBN è secondo me un falso problema. Alcune piattaforme di self-publishing forniscono il codice ISBN a prezzi più modici (Narcissus.me addirittura lo regala). Diverso è il discorso per Kindle Direct Publishing, che a quanto ne so non fornisce un codice ISBN e quindi farebbe ricadere l’ebook nel regime IVA al 22%. Sinceramente, da autore e self-publisher, non mi sento di denigrare il legislatore per aver deciso di considerare libro qualsiasi cosa abbia un codice ISBN. Gli strumenti per rientrare nel regime fiscale agevolato ci sono e sono anche abbastanza efficienti ed economici, quindi non vedo, sinceramente, dove sia il problema.

    • Lo so benissimo, e ho citato la cosa nell’articolo. Il mio ebook (per ora l’unico in vendita che ho) dispone di ISBN tramite i canali di Narcissus. Il problema non è Amazon, o Narcissus, o qualunque altro canale di pubblicazione. Non è il fatto di non poter ottenere l’ISBN. Il problema sta proprio nel fatto che venga scelto l’ISBN per definire l’oggetto-libro, quando l’ISBN non ha quello scopo. E non è obbligatorio, quindi non può davvero essere scelto per quello scopo, non essendo obbligatorio.

  2. mi sono già espresso altrove quindi non mi voglio ripetere troppo, comunque il punto chiave a mio avviso è proprio:

    “Manca, soprattutto a livello comunitario, una definizione univoca di libro, scevra di contraddizioni e che valga per tutti i libri, non solo per alcuni.”

    il problema è che non è semplice come sembra ovviare a questa mancanza. anzi credo che a livello legislativo definire gli “oggetti” (o i soggetti) sia sempre la parte più difficile. d’altra parte non si può pensare che ci sia qualcuno adibito ad aprire tutti i file ebook presenti in vendita e fare la spunta “libro – libro – non libro – libro – non libro…”.

    gira il problema a un musicista indipendente che produce autonomamente un cd, senza registrarlo alla siae (non mi pare sia obbligatorio), e poi non si veda “tutelato” (dal punto di vista fiscale, di copyright o qualuneu altro) proprio perché non è iscritto. non potrebbe certo protestare per avere queste tutele dicendo che la sua è comunque “musica”, perché non può esistere qualcuno adibito ad ascoltare tutti i cd in circolazione per distinguere la musica originale da (chessò) i corsi motivazionali audio (che sono opere d’autore anche quelle, ma faccio un esempio per distinguere diversi tipi di opera sullo stesso supporto).

    è più che probabile che la legge sia stata pensata senza porsi questo problema, partendo dall’assunto isbn = libro. ma è anche vero che se si volesse davvero affrontare la questione sull’identificazione del “concetto” di libro, sarebbe molto complicato.

    • Infatti non penso che sia una questione semplice, ora come ora, ma d’altra parte ciò che è stato fatto con la nuova legge non può non evidenziare le contraddizioni presenti.
      E l’esempio da te riportato sottolinea ulteriormente come il mondo degli artisti indipendenti nella sua interezza non venga in generale considerato con dignità e rispetto. Alla fine, forse, non sarebbe così complicato, trovare un modo per definire l’oggetto-libro, se alla base ci fosse una visione rispettosa del mondo indie.

    • Ma essere iscritto alla SIAE per il mio disco non mi garantisce uno sgravio fiscale del 18% – mettere l’ISBN sul mio ebook sì.
      Il paragone è privo di significato.
      (e mi trattengo dal descrivere l’ilarità suscitata in alcuni amici musicisti all’idea che la siae “tuteli” alcunché)

  3. Nel DPR (633/72) originale infatti non è definito il “libro”. Viene preso per dato di fatto, non so se da qualche altra parte sia specificato il vincolo di ISBN. Non penso sia stato affrontato il problema di definire gli oggetti qui presenti. Mi viene il sospetto che sia stato usato l’ISBN come trucchetto per evitare la procedura di infrazione UE, anche se mi sembra strano.
    Si tratta, in realtà, di un problema marginale dal punto di vista del legislatore. La definizione di libro è stata ampliata davvero quasi ovunque e questo è un grosso passo avanti. La questione è marginale anche dal punto di vista dei lettori, che perlopiù ne sono ignari o si lamentano del fatto che l’agevolazione non va a loro vantaggio (gli editori non devono abbassare i prezzi per forza). Sarebbe più facile sensibilizzare Amazon (perché il problema è limitato a KDP) nei confronti dei suoi clienti-autori, che adesso devono pesare sia i presunti benefici dell’esclusiva con la perdita dell’agevolazione.

    • Ecco, nella prima parte del commento hai sottolineato una cosa giustissima, e che io per motivi di spazio non ho riportato esplicitamente nell’articolo.
      Nel DPR del ’72 il libro viene definito in quanto tale, senza alcuna specificazione dell’ISBN. Libri, quotidiani, periodici rientrano nell’IVA agevolata. Unica eccezione, il materiale pornografico.
      Ora, perché nell’estendere l’IVA agevolata al formato elettronico si deve andare a inserire la specifica sull’ISBN? Non ha alcun senso. Così come non ha senso non estenderla anche ai quotidiani e periodici in formato elettronico.
      L’inserimento dell’ISBN come specifica non credo proprio bloccherà l’UE dall’avviare una procedura d’infrazione nei nostri confronti. Francia e Lussemburgo sono già sotto indagine. Del resto, come ho affermato alla fine, il problema è comunitario. È l’Europa stessa che deve aggiornare le sue normative: nel mondo di Internet una legge del 2006 è obsoleta, la lettura in formato digitale ormai si è diffusa e va regolamentata nella sua interezza, non facendo distinzione tra figli e figliastri.

      Per inciso non sono tanto d’accordo sul fatto che sia marginale dal punto di vista dei lettori. Quando l’IVA sale ci ritroviamo, come consumatori, con prodotti a prezzi maggiorati. Allo stesso modo pretendo, da consumatore, che se l’IVA si abbassa, il prezzo scenda.

      Amazon non usa l’ISBN perché non ne ha bisogno. Quindi perché dovrebbe fornirlo, dato che è un codice che serve ai distributori, non agli autori. Ricordiamo che l’ISBN è un codice di catalogazione. Amazon ne usa uno tutto suo, la catalogazione è impeccabile e non vi sono problemi. Sta lì il fatto: non si può scegliere un codice facoltativo e utilizzo per uno scopo specifico, come mezzo per discriminare cosa è libro e cosa no.

      • (Non mi riferivo alla questione prezzo, osservando che è marginale. E’ il principale argomento di discussione, infatti se ne stanno occupando le associazioni dei consumatori.)

  4. Scusate, ma in quale universo parallelo Amazon sarebbe costretto a fornire un inutile (ai fini della tracciabilità) numero identificativo per star dietro alle paturnie della legge italiana?
    E in quale altro universo parallelo un autore deve essere obbligato a pagare un servizio privato per ottenere un’agevolazione fiscale?

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