Estratto da “L’Organismo”

Si avvicina il momento del mio esordio a pagamento. Quindi mi sembra doveroso aggiornarvi su quello che succederà.

Il primo eBook che pubblicherò sarà L’Organismo. Si tratta di una storia distopica, la cui idea originaria risale al lontano 2007. Nella versione attuale il racconto è di circa 7000 parole, una ventina di pagine nel formato ePub. Ora come ora è nelle mani dei beta-reader, i cui consigli mi consentiranno di migliorare i punti deboli della storia. Nel frattempo, per stuzzicare la curiosità, ho deciso di pubblicare qui sul blog un breve estratto, di circa 400 parole.

Ecco a voi, buona lettura!

“Camminava da un quarto d’ora, a passo spedito. Attorno a lui la città viveva: gli piaceva vedere la mattina animarsi, i negozi aprire, le strade riempirsi poco a poco di persone. Aveva fatto bene a decidere di passeggiare, piuttosto che prendere l’autobus. Sentiva una lieve brezza accarezzargli i radi capelli brizzolati, dandogli una sensazione di freschezza.
Salvatore era diretto alla Torre dell’Orologio, o meglio all’edificio costruito al suo fianco. Non aveva mai sentito nessuno riferirsi all’edificio vero e proprio. Tutti si recavano alla Torre dell’Orologio, anche se questa non era certo accessibile al pubblico. Vedeva già la sua sagoma stagliarsi sui tetti delle case, il quadrante bianco che rifletteva i raggi solari, rendendo quasi accecante l’ingresso nella piazza. La fontana al centro spruzzava getti d’acqua verso il cielo. Alcune persone erano sedute sul bordo, leggendo i giornali o consumando la colazione. Dietro di essa l’edificio che ospitava il cuore pulsante della città, gli uffici dell’Amministrazione Pubblica. Quello a cui era interessato lui si trovava all’ultimo piano, il terzo.
Si incamminò verso l’ingresso, avvertendo come sempre una certa soggezione nel transitare vicino alla Torre. Entrò nel consueto salone, rivolse un piccolo cenno alla segretaria bionda seduta dietro il banco informazioni e si diresse verso l’ascensore.
Quando arrivò nel corridoio Salvatore notò che non era minimamente cambiato dall’ultima volta. Ancora la doppia fila di poltroncine verdi, allineate sulle due pareti. Ancora le crepe nella parte alta del muro. Ancora la porta con la targa argentata che indicava l’Ufficio Discernimento.
Si sedette in una delle poltrone, lanciando pochi sguardi alle persone già presenti in attesa. Sorrisi, tic nervosi, sbadigli. Una donna sulla sessantina stringeva in maniera convulsa un fazzoletto di stoffa viola. Se lo rigirava fra le dita, stropicciandolo e arrotolandolo. Nel suo viso però non traspariva nulla, era fermo, deciso, lo sguardo fisso sull’intonaco della parete opposta. Salvatore provò pena per lei.
L’usciere apparve da dietro la porta, chiamando la donna. Questa sobbalzò dalla sorpresa, quindi si recò dentro l’Ufficio. Il fazzoletto le cadde dalle mani, svolazzò e andò a rifugiarsi sotto le poltrone. Salvatore fece appena in tempo a fare un cenno all’usciere, poi la porta venne richiusa.
Dopo averci riflettuto, andò a raccogliere il fazzoletto, infilandolo in una tasca del giubbotto. Vide la donna uscire qualche minuto dopo, il volto contratto. Non controllò per il fazzoletto, la sentì tirare dritta a passo sostenuto fino all’ascensore. Mentre il prossimo ‒ un uomo che dimostrava circa trentanni ‒ veniva introdotto oltre la targa argentata, udì le porte dell’ascensore aprirsi e poi richiudersi.
Salvatore venne fatto entrare nell’Ufficio Discernimento dopo un’ora di attesa.”

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2 pensieri su “Estratto da “L’Organismo”

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